Michela Marzano, filosofa e scrittrice italiana, scrive questo libro come testimonianza di un periodo difficile della sua vita, segnato da una patologia grave quale può essere considerata l’anoressia. Il tema centrale del libro riguarda l’insegnamento che l’autrice ha tratto dall’anoressia, la possibilità che ha avuto di conoscere meglio un lato più oscuro e autentico di sé, quello che probabilmente veniva negato, a favore del “fare” e dell’essere funzionale a tutti i costi.

L’autrice stessa scrive “i momenti di disperazione sono stati quelli in cui il mio io più profondo e autentico non ce la faceva più a forza di farsi strangolare dal dovere”; e ancora “per anni la mia vita è stata una corsa disperata e folle verso la riuscita. Riuscire a fare tutto quello che dovevo fare. Una cosa dopo l’altra. Un esame dopo l’altro. Un concorso dopo l’altro. Un libro dopo l’altro…”
Sembra, infatti, quest’ultimo, il senso del dovere e la corsa verso la “riuscita”, verso la perfezione, il tratto comune a molte persone che si ammalano di anoressia. Una condizione esistenziale, una sofferenza che affonda le proprie radici nelle esperienze del passato, prima che una vera e propria patologia, ma che se non affrontata con coraggio e consapevolezza, rischia di diventare un disturbo senza via d’uscita. L’autrice parla di come le aspettative genitoriali abbiano avuto un’influenza importante sulle sue decisioni e sul suo modo di percepire la vita, di affrontare mille compiti e responsabilità da assolvere al meglio, per dimostrare di essere la migliore, la più brava. Fu così che si laureò alla “Scuola Normale” di Pisa con il massimo dei voti, in tre anni e una sessione, ma non senza che il proprio corpo si ribellasse rispecchiando una ferita interiore più profonda: Michela pesava allora 35 chili!
Il percorso di cura, intrapreso da Michela attraverso l’analisi, richiede un impegno altrettanto arduo, costituito da un mettersi in discussione generale, dall’entrare in contatto con le proprie parti emotive, anche le più difficili da vedere e riconoscere come proprie, come le paure, le angosce e i desideri più reconditi; un percorso terapeutico comporta al tempo stesso la possibilità di ritrovarsi in una dimensione più umana, di accettare le proprie fragilità e le proprie contraddizioni, i momenti di vuoto, le sconfitte e i limiti che fanno parte di ogni esperienza umana.
Centrale è per noi ribadire che dall’anoressia si può guarire se si è pronti a farsi aiutare attraverso un percorso di conoscenza e di cura quale può essere considerata la psicoterapia.