All’interno dei sistemi scolastici ed educativi sempre più spesso si sente parlare di ADHD, Deficit d’attenzione ed iperattività, un disagio sempre più diffuso e di cui prima non si aveva riscontro a livello sociale. Solo una corretta e attentissima valutazione, eseguita da un neuropsichiatra e da psicologi e psicoterapeuti competenti, può aiutare a discriminare un comportamento provocatorio e difficile da una patologia più seria. Il bisogno di una diagnosi diventa, in molti casi, protettiva per gli adulti che si sentono rassicurati dall’inefficacia dei loro strumenti educativi e relazionali nei confronti di un bambino più vivace e difficile degli altri. Il rischio è però di stigmatizzare e designare il bambino rendendo il suo percorso evolutivo più incerto e nefasto. Sentirsi diversi già dai primi anni di vita, notare che si ha bisogno di un adulto per svolgere le normali attività scolastiche, può andare a rinforzare l’idea di un disagio e di un’incapacità relazionale e cognitiva non motivata dalla realtà. Questo può avere effetti deleteri sullo sviluppo dell’autostima del bambino, nella misura in cui avvia un percorso di devianza dalla norma e di dipendenza dall’altro per rientrare in quella norma.

Consigliamo pertanto a tutti quei genitori o insegnanti, che riscontrano difficoltà relazionali con un bambino difficile, di chiedere prima aiuto per sé, per la famiglia o il sistema educativo di cui si fa parte, prima di rivolgersi ad uno specialista e di sottoporre il bambino a stressanti iter diagnostici e terapeutici. Questo servirebbe all’adulto per capire se, modificando le regole educative e sperimentandosi con altri strumenti relazionali, sia possibile cambiare qualcosa nella relazione con il bambino, provocando un comportamento diverso. Inoltre, nel momento in cui si riscontra la presenza di un Deficit dell’attenzione, è sempre utile integrare l’intervento individuale e scolastico con un intervento di tipo familiare, coinvolgendo in questo modo tutte le persone coinvolte nel problema.